IVANO SOSSELLA FEAT. RAUL GABRIEL

0 Posted by - November 22, 2013 - Approfondimenti

Una nuova intervista al citofono, pardon, al Facebook, di Ivano Sossella. Il Grande Fratello non ha limiti. Questa volta l’interlocutore dell’amabile conversare è Raul Gabriel.

Ivano Sossella usw
Che c’è di male nella “decorazione” ? Pare sia il tuo spauracchio. In fondo il lavoro dell’ arte è sempre retroguardia no ? Il segno diventa disegno, il verso ritornello… Un appuntamento con la decorazione lo hai anche tu

Raul Gabriel
non è uno spauracchio, è proprio una antitesi. Da battitore libero come sai che sono, non ho alcun pregiudizio. E’ che proprio nel concetto di decorazione c’è l’esercizio morto, fine a se stesso, compiacente o meno non mi interessa….ma morto.
Uno stucco applicato, proprio come il moralismo. Una questione esteriore e impersonale, applicata con zelo da catasto.
E non sarebbe ancora granchè…il fatto è che tenta sempre di fingersi poesia. Sento tante idiozie sulla bellezza, oggi come non mai …io sono convinto che bellezza è ferita. Sempre. Non cerotto.
Ecco, la decorazione è un cerotto che si atteggia a ferita.
 
Ivano Sossella usw
Ti pari il culo fingendoti ingenuo ? Un ce-rotto intendi ? delirando quasi fossi isidoro da siviglia finirei per inciampare su un c’è-rotto ossia una rottura dell’ essere e dunque di coglioni. Ma ci complichiamo la vita e continuarla così.
La forza dell’ arte casomai è anche quella di resuscitare i morti: la decorazione è anche questo: il tributo dell’arte all’ inanimato: dalla pietra al marmo tanto per vincolarmi a quel che dici. La forza dunque dell’ arte-e-poesia è forza proprio di frantumare questo spauracchio, anzi magari fragarsene proprio non credi ? Mi pare che ci sia qualcosa di donchisciottesco in quel che dici. Non è che alla fine, cavalcando la corazza della poesia  prendi mulini a vento per giganti ?

Raul Gabriel
L’ingenuità non “para il culo” come dici, L’ingenuità semmai lo espone. L’ingenuità andrebbe coltivata come una orchidea rara. Purtroppo non ho il pollice verde! Senza etimologie di sorta , proprio un cerotto, uno stupido cerotto. No no, senza andare troppo teorico, guardati in giro e vedi che ci sono schiere di mestieranti zelanti che si occupano di decorazione , di esercizio , di figurine. Sono convinto che questo non è nemmeno tangente al fare poesia. E’ proprio al principio, nel perchè fai le cose che c’è la differenza. E credo anche che proprio di don chisciotte c’è bisogno oggi. Di Sancho Panza ce ne sono a sufficienza. Di furbetti che parlano di pittura con l’entusiasmo di una bottiglia di cloroformio riempita di cotone.  Con pance ben nutrite alcuni. La poesia non è corazza, la poesia fa corazza del tuo stesso corpo, che si sottopone ad una specie di disiecta membra. Resuscitare i morti tu dici, io dico pietra filosofale, ma la cosa è la stessa : questo puo fare l’assoluta inutilità e ingenuità di partenza della poesia. Non la decorazione, non l’esercizio.

Ivano Sossella usw
Così la decorazione è una attitudine. Cedere alla rima cuore amore mentre la poesia con cuore trova rima in fegato, forse l’ unica parola (in italiano) che proprio rima non trova. Ma per tornare a te, sei certo di avere sviluppato un antidoto, un metodo, una presunzione sostenuta dal lavoro per metterti al riparo dalla decorazione come la si sta intendendo qui? Se fai arte, dunque poesia sai da subito che del proprio lavoro si è origine e controllo solo nella sua realizzazione: dopo di questo il lavoro percorre strade sue, strade di altri non certo le tue: non è impensabile che il tuo lavoro stesso sia il primo a sconfessarti ?

Raul Gabriel
Io facevo musica. Con grandi professionisti. Ed era passione. Quando ho vomitato il visivo ho trovato casa. Questo posso dire. Anche che ho sempre pensato alla poesia (arte) come una roulette russa, ma con cinque colpi e un foro. Molto facile rimanere seccati. Ma questo è. Per dirti che non esiste antidoto e che non mi interessa neanche. Io gioco d’azzardo, perchè è prima di tutto una questione fisica. Non c’è metodo che ti metta al riparo dalla stupidità. Forse una possibilità è questa : qualche anno fa , a un dissidente dell’ex Unione Sovietica rimasto paralizzato dalla Siberia e dalle torture hanno chiesto ad un congresso: ” come ha fatto a resistere a tutto questo ? ” nell’attesa di qualche risposta escatologico-mistica. Lui ci ha pensato un attimo e ha risposto “Ho la testa dura”. Ecco l’unica risposta che posso darti per certa è che ho la testa dura.

Ivano Sossella usw
“Vomitato il visivo” mi pare sia il punto in bilico tra il vero e la bugia, perché una roulette russa in metafora ed immagine la si gioca tutti con entusiasmo: quando poi ti cade in mano un ferro umido come il metallo  ed uno di fronte che ti dice spara si avverte, se non altro, la differenza tra reale e vero. Chiaro che a mio parere il “vero” è nella metafora dunque nella pistola poetica non certo in una fucilata in faccia: questa lascia il tempo che trova. L’altra la fucilata poetica il tempo non lo lascia come lo trova. E nemmeno lo spazio. Però…però… questo vero e poetico, la presunzione che l’ arte si sappia fare più effettiva di una fucilata richiede solo una condizione, piccola e appuntita se vuoi ma irrinunciabile: fare fuori il proprio io. Dissiparsi e prendere distanza dal vomitare, se quel che si vomita è solo la propria sostanza. La poesia disconosce il poeta: non è che don chisciotte debba dare ragione e inchinarsi a sancho panza ? Non è che poi sia proprio il tuo amico “io-e-me” la vera distanza dall’ arte (che fai) ? Sai l’ io è capace di fuochi d’ artificio, non di poesia…

Raul Gabriel
Replica di vago sapore bergonzoniano…qui rischi di incartarti, nelle stesse carte che fiorisci molto bene da prestigiatore. Non credo alla dicotomia. Vomito e concetto non sono la stessa cosa , ma si intersecano , si incontrano e si lasciano , non coincidono, ma sono indistricabili.
Per cui a me non fa differenza, il problema non esiste in radice. Quella che tu ipotizzi come bugia (retaggio proto-gesuitico) è secondo me la stessa permanente essenza del problema.
Quando dici -“io-e-me” la vera distanza dall’ arte- dici una cosa in cui credo : un’opera è altro da te. La soluzione a questo paradosso , di un ectoplasma intrappolato in una struttura esterna non esiste.  Piu è autentica l’opera, tanto più si stacca da te. Tanto più è altro da te. Ma comunque proviene anche da te.
Come dire, l’approccio analitico pur scoppiettante, non serve a nulla nell’approccio artistico.
Serve al critichese.
Non al poeta. L’opera è soluzione sintetica.
La roulette russa di cui parlo ha proprio  che fare con il continuo assassinio dell’io che la poesia tenta contro te stesso. La precondizione è morire temporaneamente, per aprire a un’opera.
Una specie di flusso di morte e rinascita continuo.
Guardati in giro, quando dici -roulette russa in metafora ed immagine la si gioca tutti con entusiasmo- sai che non è vero. Vedi in giro una folla di zelanti artigiani che giocano molto piu volentieri al monopoli. Il Don Chisciotte si può inchinare al Sancho Panza in qualche momento…ma solo per tentare di capire cosa si vede da lì in basso.

Ivano Sossella usw
(non mi toccare Bergonzi !!)….i prestigiatori afferrano la coda del serpente perché distinguono i trucchi dagli inganni. Come dire distinguere il bisogno dal desiderio che, credo, dovrebbe essere motore e natura dell’ arte. Ho sempre la sensazione che quando un artista vuole mettere in gioco l’ espressione di un bisogno (espressivo, pricologico, sociale, fisico anche) si nasconde dietro un inganno. Il bisognio sovrasta l’ atto, non ha interesse a sorvegliarne forma e pensiero. Il desiderio invece richiede di essere costantemente rinnovato e scelto: promuove un ars construens del fare poesia.
Comunque mi pare di avere inteso ( o quasi) “contro” cosa combatte don chisciotte : meno a “favore” di cosa lavoriate sia don chisciotte che te. Non credi sia meglio muoversi a favore di qualcosa e semmai trovarsi per inevitabile gioco del caso contro qualcosa che il contrario ? Tu sei contrario o fai il contrario ?

Raul Gabriel
Io sono quello che sono e questo è inevitabilmente a favore e contro qualcosa. L’unica cosa che mi interessa è un percorso di autenticità. Niente altro. Il resto venga come venga. Non credo alla separazione vera tra categorie. Appartiene ad una visione del mondo artificiosa e funzionalista. Fare arte è accettare una scommessa, e la struttura che ingloba un momento del moto perpetuo (un’opera) è il frutto di una alchimia imprevedibile e improgettabile dove tutto è compreso. Ciò che cambia sono le proporzioni. I prestidigitatori distinguono tra trucchi e inganni…vero. Ma il loro serpente divora se stesso dalla coda. E nella manipolazione costante rischiano di finire divorati anche loro.

Ivano Sossella usw
io prendo atto che esiste un totem oggi se si tratta d’ arte: il discuterne viene inteso in breve come bla bla quasi che vivere questo mestiere debba scollarsi da ogni azzardo allontani dalla pratica del mestiere. E’ del tutto personale ma io credo invece che la distanza sia alimento per la pratica dell’ arte. Una sottile e turgida indifferenza è il preciso preludio della passione. Che siano i mulini a vento a non esistere mentre i campi sono affollati di giganti bellicosi e ciechi è una evidenza. Ma occorre, penso, andare oltre. Prendere casa nei mulini a vento semmai, forti che la genuinità di cui parli è spesso solo un ponticello fragile sul quale passa ben poco. Esiste l’ arte esiste la poesia. La pittura esiste, esistono i quadri. Che altro non abbia spazio nel lavoro di un artista è una evidenza. Pensa solo ad un artista vincolato ad una tematica che ne so sociale, psicologica, filosofica etc… :non è partire in questo modo cavalcando da subito una bugia ? Cosa mai può c’ entrare l’ inquinamento del pianeta, il femminicidio, la ricerca di questo o quello con l’ arte ? Chi si allontana dal quadro propone reportage se va bene. Cosa ne pensi mister genuino ?

Raul Gabriel
Siamo totalmente d’accordo. La cronaca è solo la stampella di una struttura debole. Nel caso migliore. in molti casi è lo sciacallaggio degli eventi per realizzare opere “vendibili”, comprensibili, che tentino l’emozione in maniera scontata, triviale. Mi viene in mente quante torri gemelle sono state realizzate e probabilmente vendute dopo l’11 settembre. Ecco quello non è essere contemporanei. Quello è essere mercanti artigiani. Hai appena inventato una categoria: Mr Right esisteva già , ora esiste Mr Genuine ! Scherzi a parte, la genuinità e l’autenticità non sono questioni melense. Ad Hackney dove ho studio a Londra la genuinità è fatta dei giamaicani di London Fields, delle sparatorie, dei pimps rasta con fantastici denti d’oro, delle hairdresser che ti aspettano nei negozi con i piedi scalzi sul bancone, delle palestre costruite sulle carrozzerie dove respiri gomme bruciate e oli esausti. E’ estremamente genuino. E’ estremamente vitale. Non è detto che sia buono. Quando dico genuino non intendo , come puoi pensare, qualcosa di positivo per forza.

Ivano Sossella usw
pensavo tu fossi Burri e va a finire che sei Warhol
 

 
Ivano Sossella usw, nato Ehrich Weisz (Budapest, 24 marzo 1874 – Detroit, 31 ottobre 1926), è stato un illusionista e attore statunitense

Raul Gabriel, italo argentino, vive e lavora tra Londra e Milano. Di cui Kritikaonline  si pregia di segnalare le seguenti, imminenti mostre personali:

2 dicembre 2013: w0rm$, The Format Contemporay Gallery, a cura di Guido Cabib

9 dicembre 2013: One to One, Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto di Pavia

No comments

Leave a reply